Storia di

Terra di Rosa

01

Chi è Rosa?

La Cantatrice del Sud

La Cantatrice del Sud. Così, profeticamente, la definì allora lo scrittore siciliano Ignazio Buttitta. Così è riconosciuta oggi Rosa in tutto il mondo, a lei il merito di essere tra i grandi protagonisti della riscoperta della canzone popolare siciliana. Povera e orgogliosa, varcò i confini in cerca di fortuna, imparò a prendere una chitarra in mano e a gridare in faccia a tutti quello che pensava. Cantava nei campi, in mezzo alla terra, sin da piccola Rosa, tra un raccolto e l’altro, mentre suo padre le diceva: “smettila cu stu cantu, i fimmini non cantunu, cantunu sulu i buttani!”. Cantava, e il marito la picchiava e gli uomini abusavano di lei. Cantava e cresceva Rosa, nella sua Licata mafiosa e fascista. Cantava di liberazione e rivoluzione, e il suo canto risuonava per tutta la Sicilia, come un urlo. Una vita sempre in prima linea, senza cedere mai, scontrandosi e pagando di persona, il suo tempo e le sue regole, ma credendo fermamente nell’amore, crudele ma indispensabile, motore di una vita. Vogliu spaccari, spaccari li cieli pì fari chioviri, chioviri amuri. Amore per la sua terra bella e amara, in cui le donne dovevano (e devono, purtroppo ancora oggi) restare al loro posto. Una donna scomoda e fuori dal suo tempo, perché ne percepiva tutte le contraddizioni, le iniquità, le oppressioni, le discriminazioni di un patriarcato che metteva a tacere le donne, dividendole tra sante e buttane. Rosa che non si è mai adeguata, non ha mai incarnato il ruolo che famiglia e società avevano fissato per lei. Rosa che impara a leggere e a scrivere all’età di 22 anni perché comprende quanto sia importante sapere, per non essere più schiava. Rosa che con la sua voce ha girato il mondo con i piedi sempre ben piantati nella sua terra d’origine, per non perdere mai il contatto con la vita, vita difficile, vita aspra, vita appassionata. Vita non come vermi sotto terra, ma alla luce del sole. Vita che come quella dei vermi si spezza e si ricostruisce infinite volte. Rosa che il suo canto le resterà appiccicato fino alla fine. Canto e cuntu, cuntu e canto, pi nun perdiri lu cuntu. Cantare per non dimenticare il racconto, cantare per ricordare.

02

L'incontro con Rosa

L'inizio di tutto

Ho conosciuto le canzoni di Rosa Balistreri sin da bambina. Mia nonna mi cantava sempre le ninne nanne in dialetto per farmi addormentare. Al mercato, tra un urlo e l’altro, i commercianti intonavano dei canti, affascinanti per me bambina, ma a volte incomprensibili. Mia madre mi diceva che facevano parte della nostra tradizione popolare e che molti di questi non si sapeva a chi realmente appartenessero, erano di tutti. Ho conosciuto la voce di Rosa Balistreri da adulta, un giorno, per caso. Una voce profonda, dura e aspra, dolce e commovente. Qualche mese dopo avrei lasciato la mia terra, la Sicilia, anzi la nostra terra, mia e di Rosa, avrei lasciato la mia città, Catania. Direzione: Milano. Ho iniziato a scavare dentro la vita di Rosa Balistreri poco tempo dopo essermi trasferita. Non so bene cosa cercassi, forse cercavo semplicemente la terra. L’ho trovata, e non solo quella. Ho trovato il canto, che più che canto mi è sempre sembrato un urlo, come quello dei commercianti al mercato. Urlo di liberazione e rivoluzione, urlo come racconto, memoria, strumento che disvela ciò che si cela dietro le consuetudini, le violenze quotidiane, la società sorda. Sorda la società, ancora oggi, soprattutto oggi.

03

Le tappe del viaggio

come lo spettacolo si trasforma
  • Ottobre 2012
    Milano
  • Giugno 2013
    Torino - Festa dei Vicini
  • Novembre 2014
    Rosa entra nelle case
  • Febbraio 2015
    Dalle case ai circoli
  • Maggio 2015
    C'è casa e casa...
  • Agosto 2015
    il viaggio più difficile più bello e importante: verso Licata
  • Dicembre 2015
    ... l'avevo detto che mi piacciono le case!

03.1

Ottobre 2012

Milano - Teatro degli Incontri

Sono a Milano da circa un anno e mezzo. Non mi sono ambientata ancora bene. Grazie a un passaparola decido di partecipare come attrice al Laboratorio cittadino di Teatro degli Incontri, collettivo artistico milanese di cui adesso faccio parte in équipe come attrice, conduttrice di laboratori, social media manager. Cuore del lavoro la storia di Antigone, eroina tragica per eccellenza, “eroina dell’amore” come si dichiara nel testo di Sofocle: ‘sono nata per condividere l’amore non l’odio’, rispetto a quella legge che vorrebbe il nemico privato persino della possibilità di essere sepolto. Antigone e il suo essere cosciente che tra la legge, ciò che è legale, e la “legge grande”, ultima, dell’etica, del cuore, dei diritti umani (si chiami pure come si vuole), ciò che insomma viene considerato legittimo, a volte c’è un abisso.

Ma che c’entra Rosa in tutta questa storia?

Il lavoro di Teatro degli Incontri, da sempre, è quello di andare a indagare forme altre, di partire da un tema centrale per lanciare le domande di senso che questo tema offre all’interno di una riflessione più grande sulla città e sulla sua trasformazione. Antigone dunque non solo Antigone. Antigone migrante, Antigone adolescente, Antigone nelle strade del mondo.

Al Laboratorio cittadino ci viene chiesto di pensare a una nostra Antigone, a un’Antigone di oggi.

E’ il tema della paura, dell’impotenza, della sfiducia nei confronti dell’azione che a me interessa indagare. Antigone è eroina del fare, del rischiare, del prendersi la responsabilità e il peso dell’azione, per tutti noi questo è difficile, non si sa bene come fare, con quale forza. Antigone e il suo alter ego, la sorella Ismene, il coraggio e la paura, la necessità di agire e il senso d’impotenza.

Antigone è Rosa Balistreri.

Rosa che canta per sopportare la fatica nei campi, le botte, la fame. Rosa che urla da sempre. Che vive in una terra che non sente, che non vuole capire, che non tiene a se chi vuole partire e niente gli dà per farli tornare. Urla che mafia e chiesa si sono date la mano, una minaccia l’inferno, l’altra la lupara. Rischia Rosa, su di lei tutto il peso delle sue azioni. Urla a Licata, a Palermo, nella sua Sicilia tutta. È un urlo sordo.

Rosa come Antigone, non viene capita. Rosa, come Antigone, viene considerata folle perché scomoda. Perché la sua stessa gente, a cui lei grida di svegliarsi e di arrabbiarsi, ha paura.

Antigone-Rosa diventa da subito sorella e compagna di percorso. La sua storia inizia ad affascinare anche gli altri partecipanti del laboratorio. Dieci minuti di racconto diventano una mini performance che mi accompagnerà per tutto l’anno.

Voglio ricordare la sera in cui ho portato la storia di Rosa a una cena teatrale all’interno del centro di rifugiati politici di viale Fulvio Testi (Milano), luogo in cui avremmo fatto un laboratorio come Teatro degli Incontri partendo dai temi di Antigone. Attorno a una tavola lunghissima e apparecchiatissima, teatranti e non, cittadini italiani e non, mangiano, si incontrano e si scambiano doni, storie.

C’era una volta una donna che non si chiamava Antigone in verità, ma che ci somigliava tanto. Questa donna cantava e raccontava storie in una lingua un po’ strana, che non era proprio dialetto, era a metà tra siciliano e italiano. Che insomma questa donna l’amava tanto la sua terra. E la odiava nella stessa misura. Che lei a volte se la sarebbe mangiata la sua terra per portarla sempre con sé, ma ce n’erano altre che la vomitava tutta, come la sua terra vomitava lei. Perché nella sua terra avevano deciso che Rosa non ci poteva più stare, quello non era più il suo posto. E allora lei se ne doveva andare e possibilmente non tornarci mai più.

ROSA DELLA TERRA, era questo il titolo che avevo scelto.

Mentre cantavo Terra ca nun senti, una delle canzoni più popolari di Rosa, ho incrociato moltissimi occhi migranti, mi guardavano attenti, curiosi, interrogativi anche. Due in particolare, mi hanno rapita, perché erano lucidi. Non nascondo che ho fatto fatica a continuare. “Ma tu hai capito quello che dicevo e cantavo?” – chiedo poi ad A. alla fine della storia – “capito cuore di Rosa e sua terra, capito tutto”.

Io invece ho capito che la storia di Rosa Balistreri, da quella sera in avanti, l’avrei raccontata ovunque. E a tutti

03.2

Giugno 2013

Torino - Festa dei Vicini, San Pietro in Vincoli

Canto e cunto gli stessi 10 minuti di Rosa – il titolo che mi piaceva di più era ancora ROSA DELLA TERRA – nello splendido chiostro di San Pietro in Vincoli, in occasione di una cena sociale organizzata dagli abitanti del quartiere. Anche stavolta un intreccio di cibo, storie e performance. Una serata dal sapore delle feste di paese di una volta, quando le cene erano allietate da canti, balli, racconti. Ognuno porta in dono qualcosa da mangiare e da bere e poi tutti sul prato a giocolare col fuoco, cantare, cuntare. Scambiarsi esperienze, radici, tradizioni. Sono gli anni del Master di Teatro Sociale e di Comunità presso l’Università di Torino. Esperienze forti ci uniscono, al di là di ogni provenienza o professione, al di là ogni categoria o qualsivoglia nome si dia alle cose, al di là di tutto. È stata una bellissima sera, di conferme, profonde scoperte di sé e degli altri… e di tanto vino.

03.3

Novembre 2014

Rosa entra nelle case

Portare la storia di Rosa nelle vite delle persone, nella loro quotidianità, dentro al luogo custode del sentire e della storia di ciascuno: la casa.” (cit. Qui e Ora Residenza Teatrale)

Un giorno un amico mi telefona e mi dice che c’è una “sciura” (noto termine milanese/lombardo per indicare una signora in là con gli anni e con un alto tenore di vita) che sta cercando uno spettacolo da ospitare in casa sua. Che non vuole uno spettacolo propriamente compiuto, anche qualcosa di più breve, di circa mezz’ora al massimo. Mi dice che è per una serata particolare, una cena con persone importanti, di un certo tipo diciamo. Tutti sciuri, immagino io. Prima di chiamare la sciura penso a quale spettacolo di circa mezz’ora potrei proporle… delle letture forse sarebbero più adatte. Ma su che cosa? Intanto la chiamo. Mi dice che non ha in mente qualcosa di preciso ma che le piacerebbe che raccontassi una storia e che magari – se so cantare – che cantassi anche qualche canzone… la storia della cantautrice Rosa Balistreri è la prima storia che mi viene in mente. Gliela butto lì. Andata! Scopro subito dopo che la sciura ha origini siciliane.

Ed ecco come gli allora 10 minuti di ROSA DELLA TERRA, nati a Teatro degli Incontri e raccontati nella periferia di Milano, in un centro di rifugiati politici, diventano 30 minuti raccontati in casa in una zona della Milano bene a un gruppo di uomini incravattati e donne con la pelliccia (e qualche botox qua e là… si può dire?).

Marchesa, la padrona di casa era una marchesa. E i suoi illustri ospiti conti e contesse, finanzieri, banchieri, illustri docenti universitari…

Dopo un iniziale, e per fortuna breve, schock di una sciura in pelliccia – pardon, contessa – che, al mio gesto di buttare la terra sul pavimento, esclama a voce alta: “Il tappeto!”, seguito da una serie di mie imprecazioni interiori, cerco di ritrovare la concentrazione e di proseguire con lo spettacolo. Cunto il canto di quella donna tra fame, miseria e disperazione, il suo urlo di ribellione totale al potere Stato-Mafia-Chiesa. Gli spettatori vicini, vicinissimi. Nessun palcoscenico, nessuna quarta parete, niente buio in sala: ci guardiamo negli occhi io e loro. Non era la prima volta che facevo uno spettacolo in casa, però quella sera, per tutta questa serie concatenata di eventi, fu sicuramente una prima volta. Non me la scorderò mai.

Recuperare il senso del fare teatrale, che supera il confine del palcoscenico e abbatte la distanza tra artisti e spettatori, per restituire un momento di forte condivisione, un’esperienza profondamente intima.

Ricordo che prima di “entrare in scena” mi dissi: “Qui o sarà un successo o un flop clamoroso!”

Abbattere la distanza tra ricchi e poveri, fortunati e meno fortunati, persone di cultura e persone che la cultura non l’hanno potuta coltivare.

Fu un successo. Tutti in piedi ad applaudire, qualche sciura piangeva. Gli ospiti/spettatori si sono fermati un’altra ora e mezza e molti di loro mi hanno riempita di domande su questa Rosa che la sua terra, bella e piena di contraddizioni, se la portava dentro. “Bellissimo che usavi la terra, mi aprivi certi immaginari…”, mi dicono in molti.

Fu un successo. Anche un po’ clamoroso.

03.4

Febbraio 2015

Dalle case ai circoli

Vi proponiamo una piccola novità per il nostro circolo: abbiamo deciso di dare forza al dibattito politico attraverso gli strumenti dell’Arte. Giovedì si parla di Donne“.

Durante una delle serate in casa mi viene proposto di raccontare la storia di Rosa al MIMA, uno dei circoli del Partito Democratico di Milano.

Per me incontrare nuovi pubblici è sempre stimolante, lo spettacolo cambia ed evolve anche grazie a loro. Ormai ho capito che la strada è quella. E che, soprattutto, funziona.

È così che studiando, cercando, scrivendo ancora, arrivo a 45 minuti, verosimilmente il tempo minimo per uno “spettacolo completo”.

È così che ROSA DELLA TERRA diventa TERRA DI ROSA – u cantu ca vi cuntu.

Nascono nuovi canti e cunti della vita di Rosa. Inizia a prendere forma il personaggio di Rosa, che fino ad ora era stato più narrato (e forse meno vissuto). Nasce la valigia di Rosa, una valigia di cartone con lo spago, come quella degli emigrati di un tempo, di quel tempo che fu di Rosa. Capisco subito che sta per iniziare un nuovo capitolo, un nuovo viaggio.

Queste le parole con cui il MIMA ha presentato lo spettacolo:

Vogliamo chiederci che cosa vuol dire essere donna oggi? Rosa ma non troppo. 

Mettere in scena la rappresentazione del mondo da parte delle donne è una delle cose più urgenti da fare, soprattutto per le nuove generazioni che sono per lo più ignare del percorso culturale, sociale e politico delle donne negli ultimi secoli e anche per contrastare la violenza che colpisce sempre di più il genere femminile.

Il teatro, e in tal senso la storia dell’artista siciliana Rosa Balistreri, donna forte e intraprendente, emancipata per il suo tempo, diventa occasione di riflessione, scambio di pensieri, condivisione di questi temi. Per ritrovarci insieme in un luogo pubblico, un luogo “politico” nel suo senso più vero, un luogo di partecipazione alla vita collettiva.

È stata una bella serata, di confronto e scambio. Bel pubblico, curioso, attento.

Inizio ad avere sempre più conferme che cantare e cuntare Rosa piace alle persone, che poi quando finisce la storia loro rimangono lì, mica se ne vanno. Ti chiedono, ti chiedono di raccontare ancora altra vita, ti chiedono com’è finita quella storia lì, che fine ha fatto il cugino tanto amato da Rosa… e il marito? Ti chiedono soprattutto perché? Perché questa vita così…? E tu provi a rispondere… ma cosa puoi rispondere? E alla fine ti salutano, dicendoti GRAZIE.

03.5

Maggio 2015

C'è casa e casa...

A me piacciono le case. Mi piace l’initmità che si crea tra artisti e spettatori, mi piace quella linea sottile tra l’agio delle poltrone e il disagio di avere l’attore a un metro da te.

Ci sono però delle case altre, meno private, ma ugualmente intime e calde.

Una di queste è la Casa in Movimento di Cologno Monzese (Mi), uno spazio sociale autogestito, “uno spazio aperto, multiforme, gratuito, allegro. Un luogo dove gruppi e attività diverse (inter)agiscono positivamente per migliorare noi stessi e perché la nostra città diventi un po’ più accogliente, giusta, vivibile.”

Il Laboratorio contro la Guerra Infinita, uno dei gruppi che organizza le iniziative, totalmente gratuite e autofinanziate, dalle serate di controinformazione (guerre, lotta alla precarietà, resistenza, antirazzismo…) agli spettacoli teatrali e cineforum (anche per i bambini), mi chiede di portare lì lo spettacolo. Come dire di no! Altro pubblico. Altri pubblici. Altra ricchezza.

 

Quella serata ha segnato l’inizio di un altro viaggio ancora, che ancora non sapevo sarebbe iniziato. Di un’altra trasformazione, un’altra pelle di TERRA DI ROSA… Fondamentale, necessaria, urgente.

 

Definitiva? Chi può mai dirlo. Cosa c’è di definitivo nell’arte?

03.6

Agosto 2015

Il viaggio più difficile, più bello e importante: verso Licata

Ne avevo letti di testi e di materiale sulla storia di Rosa Balistreri in quei due anni… C’era così tanta vita che mi sembrava bastasse per farne anche due di spettacoli.

Non bastava.

Alla Casa in Movimento, amici artisti – registi, attori, teatranti in genere – quella sera mi dissero più o meno così: “Racconti una storia bellissima, ma quanto sarebbe bello se a raccontarla fosse solo Rosa? Abbiamo bisogno di vedere di più Rosa, di sentire come parla, come ci guarda, come si muove… Quanto sarebbe bello se ti consumassi di più in scena? Devi arrivare proprio a squarciarti, come già ci sentiamo un po’ squarciati noi alla fine dello spettacolo… ”

Non capii subito molto bene cosa mi volessero dire, troppo presa dall’adrenalina del post performance. Lo capii solo nei giorni successivi quando iniziai a pensare davvero, fino in fondo, a quelle parole. Lo capii in Sicilia.

Era estate, e come di consueto si torna a casa-sole-mare-cibo! Tanta voglia di relax, ma anche tanta emozione nel tornare dopo mesi nella mia terra, la “terra di Rosa”. Che strano… abituata a vivermi la ricerca, la scrittura, la creazione dello spettacolo a Milano, non mi ero mai fermata a pensare che era la Sicilia il luogo da cui era partito tutto e che da lì questo tutto doveva ripartire.

Così, insieme ad Alessandro, compagno di vita e mio primo e grande sostenitore, ci mettiamo in marcia verso Licata, città natale di Rosa Balistreri. Andare alle origini, attraversare i vicoli che attraversava Rosa, il quartiere della Marina dove “le piaceva troppo assai camminare scalza”, la casa dov’è nata (che pare sia volontà del Comune che un giorno diventi casa museo, come quella di Alda Merini), la casa dov’è stata costretta ad abitare col marito Iachinazzu… Era questo quello di cui avevo bisogno per sprofondare veramente nella vita di Rosa: conoscere i suoi luoghi.

La biblioteca comunale “Luigi Vitali” di Licata è stata la prima tappa. Rosa le ha donato ben 188 opere, tra dischi, libri e dediche dei molti artisti “innamorati” della sua voce e del suo cuore. Lì ci siamo rinchiusi io e Alessandro, per una giornata intera, immergendoci nella vita di Rosa, tra i suoi scritti, quelli di Buttitta, Sciascia, Pitrè e molti altri che di Rosa hanno raccontato e scritto tantissimo… L’odore, l’odore dei libri antichi, della storia, della poesia, era tutto lì, tra le mie mani. Odore di Sicilia, di quella Sicilia bella e accecante, dura e feroce. Così com’è stata la vita di Rosa.

 

Nei giorni licatesi è nato un nuovo TERRA DI ROSA – u cantu ca vi cuntu -.

E non poteva nascere che in quel luogo e in quel tempo.

03.7

Dicembre 2015

... l'avevo detto che mi piacciono le case!

Quando nasce qualcosa di nuovo qual è la prima cosa in assoluto che hai voglia di fare?

Condividerlo con gli altri! Se poi questi altri sono i ragazzi della Casa dell’ArtEducazione di Milano…

Raccontare la storia di Rosa a dei ragazzi, a dei ragazzi in difficoltà, per estrazione sociale, famiglia, cultura diversa. Ragazzi che, da bambini, hanno dovuto lasciare la loro terra. Ragazzi che la loro terra d’origine non l’hanno mai vista. Ma se la sentono tutta addosso.

Raccontare in un luogo dove l’arte rappresenta il fulcro vitale dell’educazione, e non solo un metodo per “intrattenere” questi ragazzi in difficoltà. Un luogo dove l’arte è di per sé educazione, non solo un mezzo per educare (da qui la parola unica).

Quanto valore può avere questo spettacolo in un luogo così? Quanto senso può avere raccontare la vita di Rosa Balistreri, il cui canto è stato il suo riscatto sociale, a questi ragazzi?

ENORME.

E, per questo, non finirò mai di ringraziare chi c’era quella sera, una serata che mi porterò dentro per molto tempo, fatta di sorrisi, qualche lacrima e grandi occhi che mi guardavano attenti e timidi.

04

Collaborazioni

I compagni di viaggio

Teatro degli Incontri

Qui e Ora Residenza Teatrale

Sciara Progetti

Giovanni Tuzza – aiuto regia

Andrea Balsamo – autore delle musiche di Terra di Rosa

Simone Boiocchi – fotografo

Roberto Dassoni – videomaker

News

TERRA DI ROSA vince la 4° edizione del concorso TeatrOfficina organizzato da Semeion Teatro   Motivazione: “Per l’interpretazione sofferta e di grande intensità che ha dato …

Terra di Rosa | About – extended